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TECNOLOGIA – Come costruire una cartiera funzionante


TECNOLOGIA – Come costruire una cartiera funzionante nell’ambito di una rappresentazione storica italiana Siamo in novembre ad Assisi, nella sede della Magnifica Parte de Sotto, un gruppo di amici è riunito per mettere insieme le idee che da lì a qualche mese prenderanno forma e daranno vita alla festa Calendimaggio. Si stanno imbastendo le nuove scene,si parla di acqua e dello stretto legame con la vita e le attività nella città medioevale. Riflettendo sui mestieri che traessero vantaggi dal suo utilizzo si lancia l’idea della “cartiera”. Subito la “Sezione Grandi Progetti” della Magnifica si fa prendere dall’entusiasmo e dichiara (forse in modo un po’ avventato e incosciente): “Ci pensiamo noi!!!” E qui comincia una bella storia. Storia di Calendimaggio, di amicizia, di rispetto, di voglia di stare insieme, ma anche di competenze e di progettualità. Non voglio annoiarvi con cosa rappresenti per me il Calendimaggio, ma chiunque ha la fortuna di vivere in prima persona una festa tradizionale consolidata, che riesce a coinvolgere tutte le generazioni, sa di cosa sto parlando. Ma veniamo alla parte più complessa: come si faceva la carta nel Medioevo? Qui ci viene in aiuto un po’ di quel “metodo scientifico” di cui si dice che gli ingegneri siano dotati: l’analisi dello stato dell’arte attraverso ricerche in rete e la consultazione di qualche testo specifico hanno consentito di tradurre un’idea in un progetto e indirizzare le forze di tutti verso qualcosa di concreto che via via prendeva forma e vita. Il luogo in cui avviene la lavorazione della carta è la "Valchiera". Qui vengono innanzitutto portati i cenci, la preziosa materia prima, già pesati e suddivisi in "boni", "grossi", "vergati", "paratura" e "schuoso". Subito il "cenciaio" provvede alle successive fasi della "scrollatura", "arcapatura" e "scieglitura", durante le quali vengono ulteriormente suddivisi in base ai materiali, lino e canapa i principali, e sminuzzati. I cenci vengono poi messi a macerare per tre giorni nella calce e quindi vengono battuti fino a diventare una poltiglia. La poltiglia viene poi messa in un grande tino pieno d'acqua dove il "lavorante" immerge la "forma" o "modulo" per filtrare la pasta da carta, che poi con l'aiuto del "ponitore" depone sul feltro.I feltri con in mezzo la pasta da carta, che già ha ricevuto la filigranatura della tela del modulo sulle cui maglie è impresso il marchio dei fabbricanti, vengono poi pressati per far uscire l'acqua e quindi stesi per asciugare. Dopo lo "stendaggio" i fogli di carta vengono staccati dal feltro e passano alla "collatura" durante la quale vengono trattati con la "gelatina" o "colla animale", ricavata dagli scarti delle concerie. Infine i fogli, dopo essere stati satinati e piegati dai "cialandratori" vengono raggruppati in "risme" pronti per la spedizione. Le cose cambiarono dal 1264 quando a Fabriano, nelle Marche, nella prima cartiera europea si cominciò a preparare la pasta utilizzando la pila idraulica a magli multipli azionati da un albero a camme collegato ad una ruota idraulica. Più efficienti del mortaio dei cinesi o della mola degli arabi, mossi da uomini o animali, i magli, lavorando in verticale, sfibrano canapa e lino più velocemente e meglio, riducendo così i costi e migliorando la qualità. Anche il telaio da immergere nel tino cambiò: l'intreccio di cotone, bambù o canne fu sostituito da un intreccio in ottone e rimarrà pressoché invariato fino al XVIII secolo. La collatura con amido di riso o grano fu cambiata con una a base di gelatina animale - il carniccio - che migliora caratteristiche come l'impermeabilità o la resistenza a insetti e microrganismi. La nuova tecnologia ebbe un notevole successo e presto sorsero nuovi mulini in tutta l'Italia settentrionale, ed in particolare sulla sponda occidentale del Lago di Garda nella valle del fiume Toscolano, nel territorio dell'allora Repubblica di Venezia denominata da allora "valle delle cartiere". La carta italiana, di qualità migliore, più economica e soprattutto cristiana si impose velocemente in tutta Europa. (notizie reperite in rete) Quindi era chiaro, andavano ricostruite le varie fasi della lavorazione a partire dalla raccolta degli stracci fino al confezionamento delle risme. Per tante sere d’inverno abbiamo progettato e ricostruito i vari oggetti necessari (tavoli a schiena d’asino, cassoni per il taglio, torchi per la pressatura, etc. etc.) e intanto si progettava la macchina più complessa: la pila a magli multipli. Molte delle informazioni necessarie le abbiamo ricevute dai nostri amici di Bevagna del Mercatodelle Gaite, che una cartiera l’hanno ricostruita stabilmente. Ma noi, rispetto loro, avevamo un problemain più da affrontare: ancora non si sapeva dove ricostruire la cartiera. Finalmente la sezione “Sceneggiatura e Regia”del Gruppo Scene ci ha comunicatoil luogo prescelto: un caratteristico vicolo medievale nel cuore di Assisi.Uno spazio senz’altro unico, ma che ci riservavaproblemi dimensionali plano-altimetrici non irrilevanti da dover affrontare e risolvere. Ma di fronte alle oggettive difficoltà non ci siamo persi d’animo e facendo ricorso ad un po’ di esperienza e a molta creatività ci siamo messi al lavoro ed un vicolo,conqualche fine settimana di intenso lavoro, si è trasformato in una cartiera perfettamente funzionante!!! Un ringraziamento di cuore alla “Sezione Grandi Progetti” e a tutti coloro che hanno contribuito, ognuno a suo modo, ma tutti con un unico scopo. Vi lascio con un filmato che forse più di tante parole sintetizza quanto un gruppo di amici legati da un sogno possono realizzare per far sì che una notte di maggio resti nei loro cuori. E…. “Finché primavera verrà e farà nasce amore, sta città vivrà sta festa sarò bella!”




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